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Afte

Le afte sono piccole ulcere dolorose che compaiono sulla mucosa dell’interno della bocca: guance, labbra, lingua, pavimento orale. Si presentano come lesioni tondeggianti con il fondo biancastro o giallastro e un alone rosso attorno. Non sono contagiose e nella grande maggioranza dei casi guariscono da sole in una o due settimane senza lasciare traccia. La causa non è unica: dipendono da una predisposizione individuale su cui agiscono fattori scatenanti come traumi, stress, carenze nutrizionali o variazioni ormonali. Quando ricorrono con frequenza, o quando un’ulcera persiste oltre le tre settimane, è opportuna una valutazione medica.

Cosa sono le afte

Le afte sono ulcerazioni della mucosa orale, cioè perdite di sostanza dello strato superficiale che riveste l’interno della bocca. Sono la lesione orale più comune in assoluto: si stima che interessino circa una persona su cinque nel corso della vita, con una frequenza maggiore nei bambini, negli adolescenti e nei giovani adulti.

Compaiono tipicamente sulla mucosa non cheratinizzata, cioè quella morbida e mobile: interno delle guance e delle labbra, lati e faccia inferiore della lingua, pavimento della bocca, palato molle. È una caratteristica utile a distinguerle da altre lesioni orali.

Il fondo biancastro non è pus, ma fibrina: la stessa proteina che ricopre qualsiasi ferita in via di riparazione. Le afte non sono causate da batteri o virus e non si trasmettono da persona a persona, a differenza delle lesioni da herpes simplex con cui vengono spesso confuse.

Quando le afte si ripresentano periodicamente si parla di stomatite aftosa ricorrente, che è il quadro clinico in cui rientra la maggior parte dei casi.

I tre tipi di afte

Distinguere la forma è importante, perché tempi di guarigione e necessità di trattamento cambiano sensibilmente.

Afte minori

Sono di gran lunga le più frequenti, circa l’80-85% dei casi. Hanno diametro inferiore a un centimetro, sono superficiali e compaiono in numero limitato. Guariscono spontaneamente in una o due settimane senza lasciare cicatrici e nella maggior parte dei casi non richiedono alcun trattamento oltre al sollievo del dolore.

Afte maggiori

Rappresentano circa il 10% dei casi. Superano il centimetro di diametro, sono più profonde e nettamente più dolorose. Interessano più spesso labbra, palato molle e gola, e possono rendere difficoltosi la deglutizione e l’eloquio. La guarigione richiede settimane e può lasciare esiti cicatriziali. Richiedono generalmente una valutazione medica e un trattamento attivo.

Afte erpetiformi

Sono le più rare, circa il 5% dei casi. Si presentano come numerose ulcerazioni puntiformi, di uno o due millimetri, che possono confluire tra loro formando lesioni più estese e irregolari. Nonostante il nome, che deriva unicamente dalla somiglianza dell’aspetto, non hanno alcun rapporto con il virus dell’herpes.

I sintomi delle afte

Il sintomo dominante è il dolore, sproporzionato rispetto alle dimensioni della lesione e accentuato da masticazione, deglutizione e fonazione. Il contatto con cibi acidi, salati o piccanti lo intensifica marcatamente.

Molte persone avvertono un bruciore o formicolio localizzato nelle 24-48 ore che precedono la comparsa visibile dell’ulcera. È una fase utile da riconoscere, perché è il momento in cui i trattamenti topici risultano più efficaci.

La lesione conclamata appare come un’ulcerazione rotonda od ovale, a margini netti, con fondo biancastro o grigio-giallastro e un alone eritematoso ben delimitato.

Nelle forme maggiori possono associarsi malessere generale, ingrossamento dei linfonodi del collo e difficoltà consistenti nell’alimentazione. Febbre alta e lesioni diffuse non sono tipiche delle afte comuni e orientano verso altre condizioni.

Le cause e i fattori scatenanti

La causa profonda della stomatite aftosa ricorrente non è ancora completamente chiarita. È noto che alla base c’è una reazione immunitaria localizzata contro l’epitelio della mucosa, su un terreno di predisposizione individuale. La familiarità è documentata in oltre il 40% dei casi: chi ha genitori soggetti ad afte tende a esserlo a sua volta.

Su questa predisposizione agiscono poi fattori scatenanti che precipitano il singolo episodio.

Fattori locali

  • microtraumi: morso accidentale della guancia o del labbro, spazzolamento troppo energico, cibi taglienti come crosta di pane o patatine
  • sfregamento di apparecchi ortodontici, protesi incongrue o denti scheggiati
  • dentifrici contenenti sodio lauril solfato (SLS), il tensioattivo che produce la schiuma. In soggetti predisposti può aumentare frequenza e durata degli episodi: passare a un dentifricio senza SLS è un accorgimento semplice che in alcuni casi riduce sensibilmente le recidive

Fattori generali

  • stress e periodi di affaticamento o carenza di sonno, tra i fattori riferiti più di frequente
  • variazioni ormonali, in particolare in fase premestruale
  • carenze nutrizionali di ferro, vitamina B12, acido folico e zinco
  • malattie infiammatorie intestinali come morbo di Crohn e colite ulcerosa
  • celiachia, di cui le afte ricorrenti possono essere una manifestazione
  • condizioni di immunodeficienza o terapie immunosoppressive
  • sospensione del fumo: le afte sono meno frequenti nei fumatori e possono comparire o accentuarsi nei mesi successivi allo smettere. È un dato di osservazione clinica, non un motivo per continuare a fumare

L’associazione con l’infezione da Helicobacter pylori è stata ipotizzata, ma le evidenze disponibili restano contrastanti e non permettono al momento di considerarla un fattore causale accertato.

Alimenti che possono scatenarle

In alcune persone certi alimenti agiscono da fattore scatenante, non da causa. I più frequentemente riferiti sono frutta secca e noci, cioccolato, agrumi e pomodoro, formaggi stagionati, cibi molto piccanti o molto salati.

La sensibilità è però individuale e va verificata sul proprio caso, per esempio annotando che cosa si è mangiato nei giorni che precedono un episodio. Non ha senso eliminare interi gruppi alimentari in via preventiva: le esclusioni ampie e non mirate impoveriscono la dieta e possono peggiorare proprio quelle carenze nutrizionali che tra le afte ricorrenti hanno un ruolo accertato.

Afte o herpes: come distinguerle

È la confusione più comune, e distinguerle è semplice osservando tre elementi.

  • Dove compaiono. Le afte interessano la mucosa morbida e mobile: interno di guance e labbra, lingua, pavimento della bocca. L’herpes orale si localizza tipicamente sul bordo delle labbra, oppure su palato duro e gengiva aderente, cioè sulle mucose fisse.
  • Come iniziano. L’herpes esordisce con piccole vescicole a grappolo che poi si rompono lasciando una crosta. Le afte non attraversano mai una fase vescicolare: nascono direttamente come ulcerazione.
  • Se sono contagiose. L’herpes è trasmissibile per contatto, le afte no.

Afte ricorrenti: quando cercare una causa di fondo

Un episodio isolato ogni tanto non richiede accertamenti. Quando invece le afte si ripresentano con frequenza elevata, sono numerose o particolarmente estese, vale la pena verificare se esista una condizione sottostante.

Gli accertamenti più comunemente indicati sono emocromo, ferritina, vitamina B12 e folati, per escludere carenze correggibili, e la sierologia per la celiachia, di cui le afte ricorrenti possono essere una spia anche in assenza di sintomi intestinali. In presenza di diarrea cronica, dolore addominale o calo di peso l’orientamento è verso una valutazione gastroenterologica.

Merita attenzione particolare un’associazione che va conosciuta: la comparsa di afte orali ricorrenti insieme a ulcere genitali è il criterio clinico principale della sindrome di Behçet, una vasculite sistemica che può interessare anche occhi, cute, articolazioni e vasi sanguigni. Le afte possono localizzarsi sulle mucose genitali sia femminili sia maschili, e quando le due manifestazioni coesistono la valutazione medica non va rimandata.

Come si diagnosticano

La diagnosi è clinica e si basa sull’aspetto della lesione, sulla sede e sulla storia degli episodi precedenti. Non esiste un esame specifico per le afte comuni e nella maggior parte dei casi non serve alcun accertamento.

Gli approfondimenti servono in due situazioni: quando le afte sono ricorrenti e si cerca una causa sistemica, e quando l’aspetto o il decorso della lesione non corrispondono a quelli tipici. In quest’ultimo caso l’obiettivo non è confermare l’afta, ma escludere che si tratti d’altro.

Come si curano le afte

Va detto con chiarezza: non esiste una terapia che elimini definitivamente la tendenza a sviluppare afte. I trattamenti disponibili riducono il dolore, accorciano la durata dell’episodio e proteggono la lesione, ma non modificano la predisposizione di fondo.

Ridurre il dolore e proteggere la lesione

  • gel e paste barriera, spesso a base di acido ialuronico, che formano una pellicola protettiva isolando l’ulcera dal contatto con cibo e liquidi
  • anestetici locali in gel, utili prima dei pasti
  • collutori antisettici alla clorexidina, che riducono la carica batterica e il rischio di sovrainfezione
  • evitare temporaneamente cibi acidi, piccanti, croccanti e molto caldi

Terapie a prescrizione

Il cardine del trattamento delle forme più impegnative sono i corticosteroidi topici, in gel, unguento o collutorio. Riducono in modo significativo dolore e durata dell’episodio, soprattutto se applicati nella fase iniziale, ma non riducono la frequenza delle recidive e vanno usati su indicazione medica per il tempo stabilito.

Nelle forme maggiori, molto frequenti o resistenti, lo specialista può valutare trattamenti sistemici. Sono situazioni che richiedono un inquadramento dedicato e non si prestano all’autogestione.

Come prevenire le afte

La prevenzione consiste nel ridurre l’esposizione ai fattori scatenanti individuali:

  • usare uno spazzolino a setole morbide senza premere eccessivamente
  • provare un dentifricio senza sodio lauril solfato, se gli episodi sono frequenti
  • far correggere apparecchi, protesi o denti scheggiati che provocano sfregamento
  • individuare e limitare gli alimenti che nel proprio caso precedono gli episodi, senza eliminazioni indiscriminate
  • mantenere un’alimentazione equilibrata e correggere eventuali carenze accertate
  • gestire i periodi di stress prolungato, per quanto possibile

Una buona igiene orale non previene direttamente le afte, ma riduce l’infiammazione della mucosa e il rischio che le lesioni si sovrainfettino. Il tema si intreccia con quello della gengivite, che ha meccanismi diversi ma condivide molti degli stessi accorgimenti.

Quando rivolgersi al medico

È opportuna una valutazione quando:

  • le afte ricorrono più volte all’anno o non lasciano periodi liberi
  • le lesioni sono numerose, estese o insolitamente dolorose
  • compaiono contemporaneamente ulcere genitali
  • si associano febbre persistente, disturbi intestinali, dolori articolari o calo di peso
  • il dolore impedisce di alimentarsi o idratarsi adeguatamente

Un caso richiede attenzione specifica. Un’ulcera singola che persiste oltre le tre settimane senza tendenza alla guarigione, soprattutto se poco dolorosa, con margini induriti o irregolari, oppure localizzata sul bordo laterale della lingua o sul pavimento della bocca, va sempre fatta valutare. Nella grande maggioranza dei casi si tratta di lesioni benigne, ma è la modalità con cui possono presentarsi anche le neoplasie del cavo orale, per le quali la precocità della diagnosi è determinante. Le afte comuni, per definizione, guariscono.

Domande frequenti sulle afte

Quanto durano le afte?

Le afte minori, che sono la grande maggioranza, guariscono in una o due settimane senza lasciare cicatrici. Le afte maggiori possono richiedere diverse settimane e talvolta lasciano un esito cicatriziale. Un’ulcera che supera le tre settimane va fatta valutare.

Le afte sono contagiose?

No. Non sono causate da batteri o virus e non si trasmettono per contatto, né attraverso posate, bicchieri o baci. È una differenza sostanziale rispetto all’herpes labiale, con cui vengono spesso confuse.

Perché mi vengono le afte così spesso?

La ricorrenza dipende da una predisposizione individuale, spesso familiare, su cui incidono fattori come stress, microtraumi, variazioni ormonali e carenze di ferro, vitamina B12 o folati. Se gli episodi sono frequenti vale la pena verificare con esami del sangue se esiste una carenza correggibile o una condizione sottostante.

Qual è il rimedio più rapido contro le afte?

Non esiste un rimedio che le faccia sparire in poche ore. I gel barriera e gli anestetici locali danno sollievo immediato dal dolore; i corticosteroidi topici, su indicazione medica, accorciano la durata dell’episodio soprattutto se applicati ai primi sintomi di bruciore, prima che l’ulcera sia formata.

Le afte hanno a che fare con l’alimentazione?

In due modi diversi. Alcuni alimenti possono scatenare un episodio in persone sensibili, ed è una reazione individuale da verificare sul proprio caso. Separatamente, una carenza di ferro, vitamina B12 o folati può favorire le forme ricorrenti: in questo caso non si tratta di eliminare alimenti ma di correggere una carenza.

Le afte in gola sono la stessa cosa?

Le afte possono interessare il palato molle e la parte alta della gola, soprattutto nelle forme maggiori, rendendo dolorosa la deglutizione. Lesioni diffuse in gola accompagnate da febbre alta, però, non sono tipiche delle afte comuni e richiedono una valutazione medica.

Prestazioni

Presso il centro medico Santagostino Dyadea di via Larga a Bologna è possibile prenotare le prestazioni utili all’inquadramento delle afte ricorrenti:

  • Odontoiatria — valutazione delle lesioni orali e correzione dei fattori traumatici locali
  • Laboratorio analisi — emocromo, ferritina, vitamina B12, folati, sierologia per celiachia
  • Gastroenterologia — quando si sospetta una malattia infiammatoria intestinale o un malassorbimento

Possono essere utili anche gli approfondimenti su anemia e celiachia, entrambe collegate alle forme ricorrenti.

Si ricorda che questo non è un elenco esaustivo ed è sempre opportuno consultare il proprio medico di fiducia in caso di persistenza dei sintomi.