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Dolore addominale: cause, diagnosi e trattamenti

L’addome contiene stomaco, intestino, fegato, vie biliari, pancreas, reni, vescica e, nella donna, utero e ovaie. Un dolore in questa regione può quindi nascere da organi molto diversi, e la stessa sensazione può corrispondere a un’indigestione o a una condizione che richiede un intervento chirurgico. La zona in cui il dolore si concentra, il modo in cui è iniziato e i sintomi che lo accompagnano sono gli elementi che guidano la diagnosi.

Quando il dolore addominale deve preoccupare?

Alcune situazioni richiedono una valutazione urgente in pronto soccorso:

  • dolore comparso all’improvviso e molto intenso, che costringe a piegarsi o a restare immobili
  • addome duro come una tavola, dolente al tatto, che peggiora quando si rilascia la pressione
  • dolore con febbre alta e brividi
  • vomito ripetuto che impedisce di bere, o vomito con sangue o materiale scuro
  • sangue rosso vivo o feci nere e catramose
  • assenza completa di emissione di feci e gas da più di un giorno, con addome gonfio
  • colorito giallastro della pelle o degli occhi
  • dolore addominale in gravidanza o dopo un trauma
  • dolore intenso in una persona anziana, immunodepressa o in terapia con cortisone

Vanno valutati dal medico anche i quadri meno drammatici ma persistenti: dolore che dura da settimane, che sveglia di notte, associato a calo di peso non voluto, anemia o cambiamento stabile delle abitudini intestinali.

Quali sono le possibili cause del dolore addominale?

La localizzazione restringe molto il campo.

Parte alta centrale (epigastrio). Gastrite, ulcera gastrica o duodenale, reflusso, dispepsia funzionale, pancreatite. Il dolore da pancreatite è intenso e tipicamente si irradia a sbarra verso la schiena.

Parte alta destra. Calcoli della colecisti e colecistite, che danno un dolore a crisi dopo pasti grassi, con irradiazione alla scapola destra. Più raramente problemi epatici.

Parte bassa destra. Appendicite, tipicamente con dolore che inizia intorno all’ombelico e nell’arco di alcune ore si sposta in fossa iliaca destra, con nausea e febbre. Nella donna vanno considerate anche cisti ovariche e patologia tubarica.

Parte bassa sinistra. Diverticolite, stipsi, patologia del colon discendente e sigma.

Regione sovrapubica. Cistite, ritenzione urinaria, dismenorrea, endometriosi.

Dolore diffuso o mal localizzato. Gastroenterite, sindrome dell’intestino irritabile, intolleranze alimentari, celiachia, malattie infiammatorie croniche intestinali, occlusione intestinale. Anche una colica renale può essere percepita nell’addome, con dolore che parte dal fianco e scende verso l’inguine.

Nei disturbi funzionali, come la sindrome dell’intestino irritabile, il dolore è cronico, cambia di intensità, migliora dopo l’evacuazione e si accompagna a gonfiore e alternanza tra stipsi e diarrea, senza segni di allarme. È una diagnosi frequente e non deve essere sottovalutata: incide molto sulla qualità della vita.

Come si arriva alla diagnosi

La visita è il passaggio decisivo: la storia clinica e l’esame dell’addome indirizzano gli accertamenti, che altrimenti rischiano di essere generici e poco informativi. Gli esami più utilizzati sono:

  • esami del sangue e delle urine, per indici di infiammazione, funzionalità epatica e pancreatica, anemia, celiachia
  • ecografia dell’addome, primo esame per fegato, colecisti, vie biliari, pancreas, reni
  • gastroscopia, quando il dolore è alto e persistente o si sospetta un’ulcera o un’infezione da Helicobacter pylori
  • colonscopia, per dolore basso persistente, sanguinamento, alterazioni dell’alvo o screening dopo i 50 anni
  • calprotectina fecale, per distinguere un disturbo funzionale da una malattia infiammatoria
  • breath test, per intolleranza al lattosio o sovracrescita batterica intestinale
  • TC dell’addome, nei quadri acuti o quando gli esami precedenti non chiariscono il quadro

Trattamenti

Il trattamento dipende dalla causa, e questo è il motivo per cui l’automedicazione prolungata è controproducente: attenua il sintomo e ritarda la diagnosi.

Nelle patologie acido-correlate si utilizzano inibitori di pompa protonica e, in caso di Helicobacter pylori, una terapia antibiotica combinata. Nella sindrome dell’intestino irritabile l’approccio combina antispastici, modifiche alimentari (spesso una dieta a basso contenuto di FODMAP seguita da un nutrizionista), probiotici e gestione dello stress. Calcoli sintomatici della colecisti, appendicite ed ernie richiedono un intervento chirurgico. Le malattie infiammatorie croniche intestinali seguono percorsi specialistici dedicati, con terapie a lungo termine.

Un’avvertenza pratica: davanti a un dolore addominale acuto non ancora inquadrato è meglio evitare i farmaci antinfiammatori non steroidei, che possono irritare la mucosa gastrica e mascherare segni importanti.

Quali sono i migliori centri di terapia del dolore a Bologna?

La terapia del dolore, o medicina antalgica, è una disciplina che si occupa del dolore cronico, cioè del dolore che persiste oltre tre mesi e diventa un problema autonomo rispetto alla causa iniziale. Nel dolore addominale entra in gioco in situazioni specifiche: dolore cronico dopo interventi chirurgici, dolore neuropatico della parete addominale, dolore oncologico, quadri in cui gli accertamenti non hanno individuato una causa trattabile.

In Italia l’accesso è regolato dalla Legge 38 del 2010, che ha istituito una rete regionale organizzata in centri hub, dotati di competenze complete e capacità di eseguire procedure invasive, e centri spoke di primo livello. In Emilia-Romagna la rete fa capo alle Aziende Sanitarie e agli ospedali del territorio, con Bologna tra le sedi di riferimento. L’invio avviene di norma tramite il medico di medicina generale o lo specialista che ha in carico il paziente, e l’elenco aggiornato delle strutture è consultabile sul portale del Servizio Sanitario Regionale dell’Emilia-Romagna.

Non esiste una classifica ufficiale dei centri. I criteri ragionevoli per orientarsi sono il livello della struttura nella rete regionale, la presenza di un approccio multidisciplinare che affianchi all’anestesista figure come il fisiatra, il fisioterapista e lo psicologo, e la continuità del percorso di follow-up.

Quali sono i migliori medici gastroenterologi a Bologna?

Anche in questo caso non esistono graduatorie ufficiali, e le classifiche pubblicate online si basano quasi sempre su recensioni degli utenti, che dicono poco sulla qualità clinica. Elementi più solidi da verificare sono l’iscrizione all’Ordine dei Medici della provincia (l’albo è consultabile pubblicamente), la specializzazione in gastroenterologia ed endoscopia digestiva, l’esperienza specifica sul problema per cui ci si rivolge, e la possibilità di eseguire gli esami nella stessa struttura, che accorcia i tempi tra visita e diagnosi.

Nei Centri Medici Dyadea di Bologna sono disponibili la visita gastroenterologica, l’ecografia dell’addome e la diagnostica endoscopica, compresi gastroscopia e colonscopia, e il laboratorio analisi. Le prestazioni si prenotano online e molte sono disponibili anche in convenzione.

Domande frequenti

Quanto deve durare un dolore addominale prima di rivolgersi al medico? Un dolore lieve legato a un pasto pesante si risolve in poche ore. Se dura più di 24-48 ore, se peggiora o se torna con regolarità, va valutato. In presenza dei segnali di allarme elencati sopra non bisogna aspettare.

Il dolore addominale può dipendere dallo stress? Sì. L’asse tra intestino e sistema nervoso è ben documentato e lo stress può scatenare o amplificare il dolore, soprattutto nella sindrome dell’intestino irritabile. Resta però una spiegazione da adottare solo dopo aver escluso le cause organiche.

Che differenza c’è tra dolore addominale e crampi? Il crampo è un dolore intermittente, che va e viene a ondate, legato alle contrazioni della muscolatura intestinale. Un dolore continuo e ingravescente, che non dà tregua, è più preoccupante di un dolore crampiforme.

Serve la ricetta del medico per una visita gastroenterologica? Per una prestazione privata o in convenzione non è necessaria l’impegnativa, ma portare in visita gli esami già eseguiti e l’elenco dei farmaci assunti rende la valutazione più rapida.


Questo contenuto ha finalità informative e non sostituisce il parere del medico. In caso di dolore addominale acuto e intenso, rivolgersi al pronto soccorso o chiamare il 112.